Il laboratorio di I1EPJ
Il reostato 31.5Ω 10A S. E. C. I. Milano


Si tratta di un reostato, vale a dire un più o meno enorme resistore variabile di potenza, utile per fornire un carico regolabile ad alimentatori et similia in prova. Il Beppe è da tempo che ha progettato ed ha in costruzione un carico elettronico a tale scopo, ma siccome i tempi di realizzazione si allungavano (infatti ad aprile 2020 non è ancora terminato), lo ha nel frattempo surrogato con tale oggetto.


Il reostato S. E. C. I. Milano 31.5Ω 10A in tutta la sua enormità. L'etichettina "LO R" appicicata tra i due morsetti di destra è un'aggiunta del Beppe, della cui memoria si è già detto in un'altra pagina, per ricordare a quali morsetti fa capo la parte del reostato realizzata con una poderosa piattina invece che col normale filo usato nella parte restante a più alta resistenza.

Per evitare di dover fare acrobazie a base di tester vari collegati in modo più o meno instabile al reostato per misurare la tensione e la corrente forniti da un alimentatore privo di strumenti, il Beppe ha costruito in una scatoletta che vagava per il laboratorio un bel voltmetro/amperometro dotato di tanti bei morsetti a cui collegare il reostato e l'apparato in prova. Lo strumento è uno di quei voltmetri/amperometri digitali cinesi 100V/100A dotati di shunt esterno, alimentato con un po' di batterie inserite all'interno ricaricabili mediante una presa posta sul pannello posteriore. Nella foto, a puro scopo documentativo, li si vede collegati al Farnell TSV70 MK2. Non fate caso ai fili marrone e blu, evidentemente previsti per impianti elettrici, utilizzati per realizzare i cavi di connessione; semplicemente erano gli unici di sezione vagamente adeguata che il Beppe aveva sottomano.

Il reostato smontato dal contenitore durante la revisione e la pulizia dello stesso. Si vede come la parte a più bassa resistenza sia realizzata mediante una piattina, mentre la parte terminale a più alta resistenza sia il solito filo.

[Didascalia foto 4]