Vita di I1EPJ
Scritta da lui medesimo

Giuseppe Perotti, non ancora I1EPJ, nacque casualmente a Voghera, dal momento che nessuno dei suoi genitori, per quanto entrambi pavesi, era originario di tal luogo, nel lontano 1958.

Contrariamente a Tristram Shandy, al quale furono necessari due anni per descrivere gli eventi dei suoi primi due giorni di vita, dei primissimi anni della sua vita non ricorda nulla, ma si può fondatamente supporre che li abbia trascorsi facendo le due cose che ancora oggi gli riescono meglio, cioè mangiando e dormendo.

Dopo aver girato qua e là al seguito dei genitori, si stabilì con la madre (il padre era morto in precedenza) definitivamente a Casale Monferrato quando aveva pochi anni.

In tale amena cittadina del Basso Monferrato frequentò, peraltro senza eccessivi risultati, data la sua inestirpabile pelandroneria, l'asilo, le scuole elementari, le medie inferiori e superiori, arrivando, nessuno sa come, a conseguire la Maturità Classica presso il Liceo "Cesare Balbo", dove ancora oggi è ricordato come appestatore di aule e corridoi col fumo della pestilenziale pipa che iniziò a fumare in quegli anni e dove incontrò quell'unica persona di cui si dirà più avanti.

Circa nello stesso periodo, mediante indicibili gherminelle, riuscì a conseguire la licenza ordinaria col nominativo che ancor oggi si porta appresso.

Non soddisfatto di aver fatto niente per 18 anni, decise che sarebbe stato molto bello non far niente per un'altra decina d'anni e si iscrisse al Politecnico di Torino.

Passò così, fra esami sostenuti (pochi) e periodi di riposo (molti), vari anni felici, tra i quali va annoverato quello trascorso a servire la Patria, prima passando, a spese dello Stato, la stagione delle ferie (da metà luglio a metà ottobre) al mare ad Albenga, ospite del 72° Battaglione Fanteria "Puglie", poi congedando gli altri militari di leva presso l'ufficio Matricola Truppa del 21° Deposito Territoriale di Novara, dove, suo malgrado, dal momento che qualsiasi aumento di grado comporta sempre un aumento lineare dei privilegi ed un aumento esponenziale delle grane, gli venne affibbiato il grado di Caporale prima e Caporal Maggiore in seguito. Di questo periodo gli restano come ricordi, oltre ad un paio di anfibi, ancora utilissimi e ben tenuti, e ad una mimetica in cui ormai non ha più nessuna speranza di entrare, anche un grazioso portafiammiferi in metallo, regalo natalizio del Colonnello Comandante il 21° Deposito Territoriale di Novara a tutti gli effettivi.

Ritornato alla vita civile, nonostante tutti gli sforzi, non poté esimersi dal conseguire la laurea in Ingegneria Elettronica e, per non smentire la già citata inestirpabile pelandroneria, si mise ad insegnare Elettronica negli ITIS, in qualità di docente precario, a gente ancor più pelandrona di lui.

Trascorse così lietamente una decina d'anni vagando fra gli ITIS e gli IPSIA della provincia di Alessandria prima, di quella di Vercelli poi, in compagnia di ragazzotti più o meno pelandroni, ma sempre tanto simpatici.

Durante tutto questo tempo ha continuato naturalmente a coltivare la passione per le pipe, mettendone insieme una modesta collezione di una quindicina di pezzi, quattro dei quali gli sono particolarmente cari perché regalatigli dai suoi allievi, e per l'elettronica e l'attività radioamatoriale, costruendo vari arnesi più o meno utili, una panoramica dei quali potete avere nelle foto della stazione, finalmente aggiornate dopo la completa riorganizzazione della stessa. Se, nel vederle, la vostra prima reazione sarà, com'è assai probabile, "Che casino!", sappiate che, in esse, la stazione di I1EPJ è mostrata in un improbabile e comunque altamente instabile stato di perfetto ordine. Il suo stato stabile è invece rappresentato da condizioni assolutamente caotiche, in cui componenti, apparati mezzo costruiti e mezzo demoliti, libri, riviste, e quant'altro sono uniformemente distribuiti su ogni superficie piana disponibile.

Siamo così giunti ai giorni nostri, in cui I1EPJ, fresco di superamento del Concorso Riservato, comincia a nutrire qualche speranza di riuscire a passare di ruolo prima che giunga l'ora di andare in pensione.

Nel frattempo, per tentare di aumentare le probabilità che ciò accadesse, ha anche provato a partecipare al Concorso Ordinario, del quale ha dapprima superato la prova scritta arraffando un incredibile 26/30. L'unico modo di spiegare questo stupefacente fenomeno (mirabile monstrum) è ipotizzare che gli esaminatori, il giorno in cui hanno corretto il suo scritto, fossero di umore insolitamente generoso.

Qualche tempo (circa un anno...) dopo, il nostro eroe ha percorso un ulteriore tratto di strada, superando anche la prova pratica con un sonante 10/10. Il merito di ciò va senza dubbio ascritto al suo enorme soprassella, al confronto del quale scompare anche quello proverbiale dell'ex C.T. Arrigo Sacchi. Infatti, uno dei temi proposti, che ovviamente è stato quello prescelto e svolto, contemplava un circuito da lui costruito per esercizio nel laboratorio di casa la sera prima della prova pratica stessa (per i curiosoni si trattava di un comparatore a finestra).

Infine, un mese più tardi, la grandezza del soprassella di cui sopra è lievitata a dimensioni pari a quello della famosa balena, nel quale, a titolo di buon auspicio, si augura di finire. Infatti, quando è venuto il suo turno di essere spremuto, quale ultimo candidato del giorno, gli esaminatori erano spremuti anch'essi e si sono pertanto limitati a cinque innocue domande (sempre per i curiosoni: algebra degli schemi a blocchi, filtri, diodo Tunnel, SCR & TRIAC, programmazione multidisciplinare), superate ovviamente senza problemi, rubacchiando così un 40/40 col quale ha brillantemente superato il Concorso Ordinario, aumentando in modo esponenziale le sue probabilità di passare di ruolo (o meglio: a tempo indeterminato) prima della pensione, anche se, per dirla col Poeta:

Ma io, perché venirvi? O chi 'l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono;
me degno a ciò né io né altri 'l crede.

E si è così giunti al fausto giorno (albo signanda lapillo) in cui il nostro eroe viene assunto a tempo indeterminato, con sede di servizio all'ITIS "Galilei" di Santhià, diventando così finalmente prof. a tutti gli effetti, come evidenziato dall'intestazione delle lettere di convocazione, che, fino alla prova orale, erano indirizzate ad un anonimo sig. Giuseppe Perotti, mentre, dopo averla superata, sono improvvisamente diventate indirizzate al prof. Giuseppe Perotti.

Come premio per tutto questo, invece di starsene a dormire da metà luglio sino a fine settembre (unico caso conosciuto di estivazione umana), com'era abituato a fare quand'era un misero e sottopagato precario, ora dovrà presentarsi a scuola, sveglio e perspicace, sin dal primo di settembre. In compenso, potrà finalmente esimersi dal rivolgere agli allievi frasi tipo "come vedremo l'anno prossimo, se sarò ancora qui, o come vedrete con chi ci sarà al mio posto..." e limitarsi ad un semplice "come vedremo l'anno prossimo...", pronunciato con cattedratica sicumera.

I docenti neo-immessi in ruolo, com'è noto, devono seguire un corso di 40 ore e produrre una relazione sull'attività svolta durante il primo anno di ruolo. Quest'ultima non ha posto particolari problemi, anzi, è stata una buona occasione per usare LYX per stendere un documento di una certa grandezza (circa 50 pagine), mentre il corso delle 40 ore ha fatto sentire il nostro eroe una specie di cavia. Infatti, per la prima volta, la maggior parte del corso, per un totale di 25 ore, è stata svolta online, per diffondere, dicono, tra i docenti la conoscenza delle tecnologie informatiche. A parte il fatto che le 25 ore online finivano per dover essere pagate di tasca propria dall'allievo, a parte il fatto che chi non conosceva le tecnologie informatiche non imparava di sicuro ad apprezzarle vedendo i punti essenziali di una lezione eseguire la danza del ventre in una finestra, a parte il fatto che il carico che l'orda di neoimmessi in ruolo avrebbe provocato sul server è stato pesantemente sottostimato, col risultato di dover correre ai ripari in corso d'opera, a parte il fatto che a metà strada sono state cambiate le regole del gioco, il corso è andato bene ed ha permesso al nostro eroe ed ai suoi compagni di merende di completare tutte le operazioni richieste per la definitiva immissione in ruolo.

Finora il nostro eroe, non essendo sposato (per la semplicissima ragione che l'unica persona per la quale sarebbe stato lieto di sacrificare la sua libertà di fare quello che gli pare se e quando gli pare non aveva nessuna intenzione di sacrificare la propria di fare altrettanto né con lui, né, per quanto se ne sa, con altri), era sempre vissuto con la madre, avendo così gratuitamente a disposizione guardarobiera, domestica, cambusiera, cuoca e donna delle pulizie. Raggiunta l'età di quasi ottantun anni, nel febbraio del 2003 la signora Delfina ha improvvisamente deciso di aver vissuto abbastanza ed è morta per un'embolia. Fino all'ultimo è sempre stata allegra ed attiva, così che anche per lei, come per Monsieur de La Palice, si può dire che:
...
Un quart d'heure avant sa mort, il était encore en vie.

Così il nostro eroe si è dovuto improvvisamente e definitivamente trasformare in guardarobiere, domestico, cambusiere, cuoco e uomo delle pulizie di se stesso, con conseguente drastica riduzione del tempo disponibile per le altre attività, come manutenere questo sito.

Negli anni trascorsi lavorando mentre viveva con la madre, gli stipendi del nostro eroe, per quanto miserevoli, si accumulavano sul suo conto in banca, dal momento che la pensione della stessa, che ha lavorato per quasi quarant'anni nelle Poste, era più che sufficiente per entrambi. Alla sua morte, come detto avvenuta nel 2003, per la proprietà archimedea dei numeri reali, su tale conto si era accumulata una discreta somma.

Essendo ormai del tutto libero da qualsiasi impegno o dovere, il nostro eroe aveva preso l'abitudine di passare, durante le vacanze estive, le domeniche al mare in Liguria, precisamente a Finale Ligure, luogo che ben conosceva e cui era particolarmente affezionato in quanto, a partire da quand'era piccolo e sino all'età di 15 anni circa, ci passava le vacanze al seguito della madre e della zia. Il suo sogno era quello di riuscire ad acquistare un alloggio in tale luogo o nei dintorni, in cui passare le vacanze, ma i prezzi delle case in Liguria erano (e sono tuttora) molto al di sopra delle sue possibilità. È forse il caso di sottolineare che non gli passava neanche per l'anticamera del cervello (dato e non concesso che il nostro eroe ne abbia uno) d'andare in vacanza in albergo, per un solo motivo: libertà. Libertà di andarci quando gli pare, libertà di vestirsi come gli pare, libertà di mangiare quello che gli pare quando e dove gli pare, libertà di dormire, andare e venire all'ora che gli pare. Tutte cose che in albergo non si possono fare.

Un giorno, passando davanti ad una delle numerose agenzie immobiliari di Finale Ligure, il nostro eroe si è trovato a leggere l'offerta di un alloggio nel primo entroterra finalese (a Calice Ligure) il cui prezzo era decisamente alla portata delle sue tasche. Così è entrato a chiedere informazioni. Dopo averlo visto (non era un granché, ma gli avrebbe permesso comunque di realizzare il suo sogno) ha deciso di acquistarlo. Poiché, per ragioni varie, l'acquisto di tale alloggio non ha potuto essere perfezionato, l'agente gli ha proposto, in alternativa, un paio di altre possibilità di prezzo analogo.

La prima di esse, a Pietra Ligure, costava sí molto meno delle altre, ma era un monolocale di dimensioni veramente lillipuziane, in cui il nostro eroe sarebbe entrato a stento; l'altra invece, in via Generale Abele Piva 5 a Borgio Verezzi, era sempre un piccolissimo monolocale (ex ufficio), costava un pochino di più, ma era di dimensioni sufficienti a contenerlo, era già arredato di tutto punto e si trovava a pochi isolati di distanza dal mare.
Il nostro eroe ci si è quindi buttato a pesce e l'ha comprato. Da allora, appena può, scappa a Borgio Verezzi; ciò spiega le fotografie che trovate qui e sul suo account di Facebook.


...continua.